La chiesa di Sant’Antonio Abate, risalente alla seconda metà del Settecento, è una piccola costruzione armoniosamente integrata nel paesaggio circostante.
L’edificio ha una superficie di poco superiore a mq 70, con muratura in mattoni, tipica espressione dell’architettura religiosa marchigiana. Sulla base dei particolari architettonici e delle decorazioni che presenta è databile alla seconda metà del 1700 e conserva una fisionomia felicemente integrata con il contesto ambientale circostante. La copertura è a due falde, in coppi e copre l’unica aula coperta con volta.
Il campanile, alto circa 15 mt e sito al vertice nord-est, ha una struttura a mattoni ed è sormontato da una volta anch’essa in muratura a base ottagonale. I lavori di costruzione del campanile, successivi alla chiesa, terminarono nel 1815.
La chiesa fu fatta costruire tra il 1761 e il 1769 dal conte Marchetti su disegno dell’architetto Luigi Gianetti di Mogliano. La chiesa ha subito danni dai terremoti degli ultimi 20 anni. La sagrestia risulta inagibile dal terremoto del 1997, mentre recenti lesioni sono comparse anche nel resto della struttura, aggravandone lo stato.
La chiesa fu edificata in sostituzione di una chiesa che si trovava più a valle, e venne realizzata dalla famiglia nobile moglianese dei Marchetti contestualmente alla loro residenza estiva (oggi villa privata restaurata e di notevole bellezza e valore), abbinata ad un roccolo di caccia e ad una casa colonica sita in prossimità dell’edificio religioso. Dunque, essa rientra in un complesso storico architettonico ben definito, tipico delle colline marchigiane.
Nel tempo la chiesa, inizialmente intitolata ai Santi Antonio Abate e Antonio da Padova, ha assunto il nome solo del primo, proprio perché protettore degli animali e delle campagne. Fino all’anno 1997 (anno del sisma Marche-Umbria) si era soliti festeggiare il 17 gennaio (ricorrenza del santo), celebrando nella chiesa e distribuendo ai fedeli che intervenivano, oltre alle così dette “pagnottelle” il tipico calendario intitolato al santo “lunario del campagnolo” (con le fasi lunari e le attività da svolgere nei campi) che era sempre presente in ogni stalla o rimessa di animali di tutto il comprensorio. L’edificio è stato usato anche per la celebrazione di altri eventi liturgici quali matrimoni e battesimi. La chiesa dà il nome all’intera contrada, sede di numerose residenze in stile rurale marchigiano, recentemente restaurate anche da cittadini stranieri, scelte come luogo di riposo e relax.
Grazie al bando PNRR – Ministero della Cultura – Regione Marche (PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (PNRR) – MISSIONE 1 Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura – COMPONENTE 3 Cultura 4.0 (M1C3) – MISURA 2 Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale – INVESTIMENTO 2.2: Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale, sono iniziati i lavori di recupero, che consentiranno di dare quel valore aggiunto storico ed economico a tutto il territorio circostante, qualificandolo maggiormente, oltre a riportare in auge, tra i residenti, il valore religioso e di fede (potendoci tornare a celebrare), che la devozione locale ha sempre portato avanti.
La chiesa si trova lungo il percorso ciclo pedonale di S. Croce, poco lontano dal parco fluviale di S. Croce (che si trova poche centinaia di metri più a valle) e dalla chiesa di S. Croce (sito di rilevante valore e censito come manufatto extraurbano PPAR regione Marche.
Terminati i lavori di recupero è stata riaperta il giorno 17 gennaio 2026, giorno dedicato a S. Antonio Abate ed è tornata la tradizione della distribuzione delle pagnottelle di S. Antonio.
