La dinastia Ricci, voce autorevole del Barocco fermano, ha lasciato a Mogliano opere che arricchiscono il patrimonio del borgo, tra pale d’altare e tele che fondono armonia, pathos e la luce tipica della loro lezione artistica.
Tra XVII e XVIII secolo, la bottega di famiglia operò per tre generazioni: Ubaldo Ricci (1669–1732), allievo di Carlo Maratta, trasmise la sua lezione ai nipoti, a partire da Filippo Ricci (1715–1793), cui si attribuisce la pala con Sant’Andrea Avellino e San Gaetano da Thiene, riconoscibile per la luminosità degli incarnati e il giglio, marchio dei Ricci. Poco dopo, il pronipote Alessandro Ricci (1750–1828) realizzò per la Chiesa di San Nicolò una raffinata “Ultima Cena”, in cui ogni apostolo mostra un gesto carico di umanità, e per Santa Maria di Piazza la “Pietà”, con Cristo tra la Madonna e san Giovanni Evangelista, esempio di armonia e pathos compositivo.